
di Massimo Gaggi
Il ceo di Open AI chiese più regole e poi cambiò idea. Il Nobel e «padrino dell’AI», Hinton, ha già lasciato Google per questioni morali
Quella che esplode in queste ore tra le mani di Dario Amodei è la contraddizione nella quale vivono da anni i creatori di un’intelligenza artificiale sempre più potente, difficile da controllare: da un lato bruciano dal desiderio di spingere più avanti possibile le frontiere della conoscenza, dall’altro cresce in loro la consapevolezza dei pericoli legati allo sviluppo di macchine in grado di sostituire l’uomo nel lavoro ma anche sul campo di battaglia, di seguire e spiare i cittadini in modo capillare e, forse, anche di sottrarsi al controllo di chi le ha create.
Entusiasmi e tormenti che ricordano quelli di Robert Oppenheimer e degli altri scienziati che crearono la bomba atomica: gioia scientifica, dubbi etici, il rapporto coi supervisori militari prima cameratesco, poi sempre più conflittuale.
In realtà ci sono grandi differenze. Storiche (a Los Alamos si correva a perdifiato per l’urgenza imposta dalla guerra e il timore che il Terzo Reich arrivasse per primo all’arma nucleare) e materiali: l’atomica comporta un unico rischio specifico, per quanto




