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America, boom di assunzioni. Ma non per i giovani laureati

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L’economia americana ha creato 130.000 posti di lavoro aggiuntivi a gennaio, al netto dei licenziamenti. Il tasso di disoccupazione è calato al 4,3%. Un altro dato positivo ha sconfitto i pessimisti, la salute degli Stati Uniti continua a smentire i profeti di sventura. Il mercato del lavoro è più vigoroso del previsto. Questo da un lato conforta l’Amministrazione Trump, dall’altro rende un po’ più impervio quel cammino verso la riduzione dei tassi d’interesse a cui la Casa Bianca tiene molto. La Federal Reserve, anche sotto il prossimo presidente Warsh designato da Trump, potrebbe non ravvisare le condizioni di debolezza economica che giustifichino un allentamento del costo del denaro.

Nel panorama positivo c’è però un segnale in controtendenza. Il lavoro abbonda, in America, ma non per i laureati, ancor meno per i giovani neolaureati. In passato il possesso di un titolo universitario era stato un segno più, dava maggiori opportunità nei colloqui di assunzione, alzava lo stipendio medio dei neoassunti. Qualcosa si è guastato, ora sono proprio i neolaureati l’anello debole della forza lavoro, i meno desiderati dalle aziende. È un’inversione di rotta. Ora i giovani con qualifiche inferiori alla laurea, o di tipo tecnico-professionale, sono quelli che hanno una marcia

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