
di Massimo Laganà
L’attore bergamasco è al cinema con «Don Chisciotte», personaggio di cui ha vestito i panni anche a teatro con 215 repliche: «È un Cristo laico, la sua parabola è una metafora più che mai attuale in questo momento»
Chi è Don Chisciotte? La domanda sembra oziosa. Invece è manifestamente fondata. Perché una rosa è una rosa. Ma i miti letterari sono interpretati in infinite declinazioni. Il regista Fabio Segatori, 64 anni, etrusco viterbese, ha risposto al succitato quesito con un suggestivo film indipendente, che ha realizzato in cinque anni, il suo Don Chisciotte, prodotto e sceneggiato con la moglie, Paola Columba. L’eroe eponimo è interpretato dal bergamasco Alessio Boni, che l’ha presentato in anteprima al Capitol mercoledì (8 aprile). L’indimenticabile protagonista de «La meglio gioventù» ci ha messo faccia e corpo, nel senso letterale del termine, in un’opera materica, girata in Calabria e Lucania. L’attore ha le idee chiarissime sul proprio ruolo: «Don Chisciotte è un Cristo laico. La sua parabola è una metafora più che mai attuale in questo momento», spiega accorato.
È un eroe che affronta battaglie necessarie.
«Lotta per un mondo migliore. Combatte i mulini a vento, che simboleggiano




