
di Simona De Ciero
Dopo nove mesi di richieste, attese, perizie e scambi formali l’uomo ha ottenuto ciò che domandava: mettere fine alle proprie sofferenze. A dirlo è l’Azienda sanitaria locale To4
«L’atto finale è avvenuto al domicilio, in presenza dei sanitari liberamente scelti dal paziente e con il supporto tecnico-logistico dell’Asl». Una frase secca, quasi notarile. E dentro, un abisso. Alberto non c’è più. Dopo nove mesi di richieste, attese, perizie, scambi formali e risposte contraddittorie, ha ottenuto ciò che domandava con lucidità ostinata: mettere fine alle proprie sofferenze.
È stato il primo in Piemonte ad accedere al suicidio medicalmente assistito. A dirlo è l’Azienda sanitaria locale To4, dove Alberto risiedeva. La stessa Asl che nelle scorse settimane era finita al centro di polemiche accese perché da un lato aveva riconosciuto la sussistenza dei requisiti per il fine vita volontario ma, dall’altro, aveva precisato che non avrebbe messo a disposizione né farmaci né assistenza. Un via libera sospeso nel vuoto, un diritto ammesso ma privo di strumenti per esercitarlo. Poi qualcosa si è mosso. Dopo quella presa di posizione, Filomena Gallo, intervistata dal Corriere Torino, si era offerta di affiancare legalmente Alberto e la sua famiglia.




