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Al ristorante senza scegliere: il menu degustazione obbligato è una truffa?

Immaginiamoci questa scena: viaggiatore/cliente che arriva alla stazione di Roma Termini e fa la sua fila, sovente non breve, per prendere il taxi. Finalmente tocca a lui, è il suo momento. Si accomoda sul sedile posteriore e non fa neanche in tempo a comunicare al tassista la destinazione desiderata, che costui, arcigno in viso, comincia già la sua (sua di lui, non sua di “noi”) corsa. Domanda: scusi, ma dove sta andando, che non ancora le ho detto dove devo andare? Risposta: ma guardi che non deve mica decidere lei dove andare. Decido io e ho deciso di portarla a Piazza Navona. Decido io. Lei deve solo scendere dove decido io e, ovviamente, pagare la corsa. A spaccare il capello: prima paga la corsa e poi scende dall’auto.

Scena solo leggermente diversa. Il cliente/viaggiatore si accomoda nel taxi e il tassista, con sorrisino di circostanza, gli chiede: “Lei ha due scelte: vuole andare a Castel Sant’Angelo oppure vuole andare al Colosseo?”… tertium non datur (!). Come la prenderemmo se una scena del genere (la prima o la seconda fa poca differenza) si verificasse per davvero? Penseremmo che siamo capitati in una situazione folle, irreale, dalla quale

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