di Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Nessuna ondata di licenziamenti, ma un lento riequilibrio tra professioni. La rivoluzione dell’intelligenza artificiale sembra procedere più gradualmente del previsto
Prima dovevano essere i grafici e i creativi. Poi gli analisti, gli impiegati amministrativi, i professionisti che lavorano ogni giorno con dati, testi e informazioni. Da quando ChatGpt e gli altri sistemi di intelligenza artificiale generativa sono entrati nelle aziende, le previsioni sui posti di lavoro a rischio si sono moltiplicate, alimentando il timore che una parte crescente delle attività umane possa essere affidata agli algoritmi. Eppure, almeno finora, nel Paese che più di ogni altro ha investito in queste tecnologie – gli Stati Uniti – lo scenario temuto non si è materializzato.
Secondo uno studio della Banca centrale europea, che ha analizzato il mercato del lavoro statunitense come banco di prova dell’adozione dell’IA, l’effetto complessivo su occupazione e salari resta per ora limitato. Un risultato che non significa che la trasformazione non sia in corso, ma suggerisce che il mercato del lavoro si stia adattando più rapidamente di quanto molti avessero previsto.
Le differenze emergono tra le professioni
L’assenza di effetti rilevanti sul mercato del lavoro nel suo complesso non




