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Affitti brevi, l’Emilia-Romagna obbliga al cambio di destinazione d’uso: quali sono le conseguenze (e perché il governo si oppone)

di Alessia Conzonato

Il governo impugna la legge dell’Emilia-Romagna sugli affitti brevi, «in contrasto con la normativa statale». Ma c’è un precedente in Toscana, dove la Corte Costituzionale ha bloccato il ricorso

Nuovo scontro tra il governo italiano e la regione Emilia-Romagna sugli affitti brevi. Il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare la legge che disciplina le locazioni a scopo turistico, approvata il 17 dicembre 2025 dall’Assemblea legislativa con l’obiettivo di porre dei limiti al fenomeno dell’overtourism che spesso condiziona le grandi città (e obbliga all’esodo dei residenti dai centri storici). 
La motivazione è che le disposizioni sarebbero «in contrasto con la normativa statale in materia di tutela della concorrenza, libertà di impresa e proprietà privata e, più in generale, con il principio di sussidiarietà».

Cosa prevede la legge dell’Emilia-Romagna

Il provvedimento approvato in Emilia-Romagna prevede l’introduzione di una destinazione d’uso urbanistica specifica, denominata «locazione breve», dove dovranno confluire tutte le unità immobiliari che vengono impiegate a questa finalità. Sarà compito dei Comuni, poi, intervenire nelle zone dove tale attività si concentra maggiormente e tentare di limitare la presenza di alloggi per gli affitti brevi. In alcuni casi anche per impedire lavori edilizi o frazionamenti degli immobili allo

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