di Redazione Economia
La soglia scende a tre immobili: obbligo di partita Iva e rischio sanzioni per oltre 3 milioni di statali e professionisti incompatibili con attività d’impresa. Ammessi i contratti part-time. La soglia dei 5 mila euro di ricavi
Dipendenti pubblici con contratto a tempo pieno. E numerosi professionisti: avvocati, commercialisti, notai. Tutti soggetti a un regime di incompatibilità con l’esercizio di attività imprenditoriali o commerciali. E dunque impossibilitati a svolgere, in forma imprenditoriale e con partita Iva, un’attività di affitti brevi quando gli immobili locati sono almeno tre. A essere coinvolte da questa stretta sono oltre tre milioni di persone.
Il limite dei 3 immobili
La legge di Bilancio 2026, intervenendo sulla disciplina fiscale delle locazioni brevi, ha ampliato in modo significativo l’ambito dell’attività considerata imprenditoriale: l’obbligo di aprire la partita Iva non scatta più al superamento dei cinque immobili affittati nell’anno, ma già dal terzo immobile. Un cambiamento che incide profondamente sia sul regime fiscale applicabile ai redditi sia sugli obblighi contabili. Ma l’impatto non si ferma qui: diverse categorie professionali non possono, per legge, esercitare attività d’impresa. Per loro, quindi, viene meno la possibilità di affiancare allo stipendio un’ulteriore fonte di reddito attraverso




