
Le utilitarie sono al capolinea, ed è una brutta notizia per le tasche degli italiani, abituati per decenni ad acquistare modelli essenziali a basso costo. Oggi avanzano Suv e crossover, che intasano le nostre città
È un’estinzione dolorosa, che pesa sulle tasche degli automobilisti e, paradossalmente, anche sull’ambiente: la fine delle utilitarie. Fino a pochi anni fa, con 10-12 mila euro ti portavi a casa una citycar nuova, essenziale ma onesta, l’auto del primo lavoro o della prima famiglia; oggi sotto i 15 mila euro, nei listini, non c’è praticamente più niente che assomigli a quell’idea di vetture. Chi entra in concessionaria con il budget di ieri, scopre che il segmento d’ingresso del mercato non è stato solo svuotato, ma sostituito da qualcosa di più grande, più pesante, più complicato e molto più caro.
Immaginiamo un trentenne che nel 2019 si era comprato una Dacia Sandero base a benzina. Con meno di 8 mila euro, chiavi in mano, era riuscito a prendersi una macchina nuova. Oppure avrebbe potuto acquistare una Fiat Panda a 11 mila euro. Nel 2026, lo stesso cliente torna dal concessionario con un budget leggermente aumentato, diciamo 12-13 mila euro, convinto che basti per rifare il




