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Achille Lauro, ‘O Comandante di Napoli che spende e spande. Così Gava (con una trappola democristiana doc) lo incastrò

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di Marco Demarco

C’era una volta Achille Lauro – Il sindaco monarchico furoreggia negli anni 50: presidente della squadra di calcio, armatore smargiasso e “adorato dalla plebe”, come scrisse Montanelli. La Dc napoletana prima lo usò, poi se ne liberò con uno scherzetto in stile spy-story. – Prima puntata

Il microfono è già stato calato all’interno di un candelabro. Le luci sono basse, segretari e inservienti escono di scena. La spy-story può iniziare. La location, i dettagli, il contesto: tutto rimanda alla scena di un film. Invece è solo uno di quei casi in cui la realtà supera la fantasia. Nell’ombra di una stanza ministeriale, è un’intercettazione abusiva a segnare l’inizio della fine di Achille Lauro.

Il sindaco controcorrente

Siamo nell’Italia in bianco e nero degli anni Cinquanta, quando le microspie alla James Bond non erano neppure all’orizzonte. Al referendum istituzionale del ’46 aveva trionfato la Repubblica, ma nella Napoli dei contrasti assoluti, delle Piedigrotte e delle “nuttate” infinite, dei frizzi e lazzi e delle emergenze sociali, a regnare era ancora quel sindaco palesemente controcorrente: monarchico e capace di infiammare gli animi come nessun altro; e ormai abbastanza forte da inquietare tanto il centro quanto la sinistra dello

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