di Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Nelle scorse settimane la capitale inglese ha visto le prime proteste contro l’Ai. Cresce il dissenso globale tra lavoro, diritti e controllo della tecnologia
Per anni l’intelligenza artificiale è stata raccontata come una promessa — economica, tecnologica, persino culturale. O come un rischio teorico, discusso tra ricercatori e decisori pubblici. Oggi, per la prima volta, comincia a diventare anche un terreno di conflitto.
La protesta nel cuore della Londra tecnologica
La scorsa settimana a Londra alcune centinaia di persone hanno manifestato nel quartiere di King’s Cross, uno dei poli europei più rilevanti per lo sviluppo dell’Ai. La marcia, organizzata da gruppi come PauseAI e Pull the Plug e ribattezzata «March Against the Machines», è partita dagli uffici londinesi di OpenAI su Pentonville Road e si è snodata tra le sedi delle principali aziende del settore, passando davanti a Google DeepMind e dirigendosi verso gli uffici di Meta.
Non si è trattato di un episodio isolato. Solo pochi giorni prima, il 28 febbraio, una manifestazione più ampia aveva attraversato il centro della città, portando in strada migliaia di persone: secondo gli organizzatori la più grande protesta contro l’intelligenza artificiale finora. A promuoverla




