
di Marco Galluzzo
La premier sulla guerra in Ucraina: «La nostra solidarietà a Kiev resta piena, convinta, concreta»
ROMA – Non ha peli sulla lingua Giorgia Meloni nelle sue comunicazioni in Parlamento in vista del Consiglio europeo della settimana prossima. A Macron, ma anche al premier britannico, in sostanza dice di fare meno riunioni «ridondanti», e di occuparsi più concretamente del dossier ucraino. Poi punta l’indice, anche qui senza alcuna sfumatura, contro «i burocrati europei che non devono rendere conto a nessuno delle proprie interpretazioni surreali», e questo in materia di riforma degli Ets, le tasse che gravano sulle aziende, sulle emissioni inquinanti, una riforma che l’Italia chiede a gran voce da mesi, ma le cui prime indiscrezioni non piacciono affatto a Palazzo Chigi.
Giorgia Meloni, di prima mattina, si presenta alla Camera con una relazione colma di sassolini che ha voglia di togliersi dalle scarpe. Contro Bruxelles. Non ci sono solo le parole che additano «i burocrati di Bruxelles» che fanno riforme ignorando l’indirizzo del Consiglio europeo, e cioè dei capi di governo e Stato eletti dai cittadini, c’è anche nel mirino una certa prassi della Commissione Ue a seguire con troppa benevolenza articoli di giornale




