
Un uomo condannato definitivamente per l’omicidio di Chiara Poggi e un altro che, secondo la Procura di Pavia, sarebbe il vero responsabile dello stesso delitto. A quasi vent’anni da quella mattina del 13 agosto 2007, il caso Garlasco si trova davanti a uno scenario giudiziario tanto complesso quanto insolito, nel quale il tentativo di arrivare a una nuova verità processuale rischia di scontrarsi con una sentenza che, almeno per il momento, rimane definitiva.
La settimana che si conclude il 6 novembre ha segnato un passaggio fondamentale. La Procura di Pavia ha chiesto il rinvio a giudizio di Andrea Sempio per l’omicidio aggravato di Chiara Poggi, confermando una ricostruzione radicalmente diversa da quella che nel 2015 portò alla condanna di Alberto Stasi a 16 anni di reclusione. Eppure, proprio mentre l’inchiesta sembra avvicinarsi a un possibile processo, si profila un ostacolo procedurale che potrebbe rallentarne l’avvio.
La difesa di Sempio, infatti, intende chiedere la sospensione del procedimento in attesa che venga valutata la richiesta di revisione della condanna di Stasi. Una strategia che, in caso di mancato accoglimento, potrebbe tradursi anche in una questione di legittimità costituzionale. Il risultato è che il delitto di Garlasco, dopo anni di perizie, testimonianze e




