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Tra ex rivali e simboli gloriosi. La carica dei «micropartiti» per rinforzare il centrodestra

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di Simone Canettieri

Da Marattin a Rotondi, le mosse per trovare uno spazio

Avanti, c’è posto. Partiti personali, vecchi simboli della Prima repubblica, movimenti regionali. Qui non si butta via niente. Sono tutti convocati. Il centrodestra ha bisogno anche di loro per arrivare al 42%, la linea Maginot che fa scattare il premio di maggioranza (e i seggi nel listino). È il popolo — in alcuni casi — dello «zero, virgola» pronto a essere arruolato. Voti, magari anche pochi, che però possono risultare fatali. Le trattative informali sono già iniziate. Tra antiche gelosie da ballatoio e simpatiche mitomanie. Dove saranno collocati — se inglobati dai principali partiti o in qualche lista autonoma insieme ad altri — si vedrà.

Marco Montecchi, per esempio. È il segretario di Valore liberale (Vl), già organico al centrodestra in diverse amministrative. Dice: «In questi giorni ho parlato con il ministro Lollobrigida e con diversi esponenti di Forza Italia. Stiamo cercando di capire come avere rappresentanza o se magari presentarci in bicicletta con altri partiti». Quanti iscritti avete? «Ventimila».

Se Montecchi non è conosciuto al grande pubblico, altrettanto non si può dire di Luigi Marattin, deputato e segretario del Partito liberaldemocratico.

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