
di Mario Platero
Gli astri nascenti Dem, da Talarico a Ossoff, hanno poco a che spartire col Vecchio Continente. Ma dall’apertura di una «nuova fase» nelle relazioni transatlantiche passa il futuro dell’occidente
NEW YORK – Abbiamo dunque recuperato l’America dal «volto buono». A chi in Europa prevedeva che il rapporto transatlantico non sarebbe più stato lo stesso, a chi in Italia diceva «nel regno di Trump io non viaggio», a chi pensava che il modello di democrazia di mercato americana fosse evaporato nei capelli arancioni del Presidente è giunta la risposta di un elettorato sano, multietnico, giovane, allegro, ottimista, che consente agli Stati Uniti di esprimere quel rinnovamento che non troviamo nella Russia di Putin o nella Cina di Xi Jinping, ancora più «vecchi» dopo questo voto per il Midterm.
Se il recupero c’è stato, dobbiamo anche riconoscere che c’è molta differenza tra l’aspetto ideale di un «volto buono americano» e quello concreto. Ci sarà davvero un ritorno di fiamma con noi europei, altrettanto vecchi almeno nel pensiero, ma anche sul piano demografico, chiusi come siamo nelle nostre identità nazionali? Ripartiranno gli aiuti per lo sviluppo internazionale? E quelli per i programmi umanitari? E quelli per la



