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Crisi Electrolux, la vertenza finale parte in salita: «Aperture insufficienti, non c’è ancora spazio per l’intesa»

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di Gianni Favero

I sindacati: «Troppi esuberi, senza investimenti. Siamo disponibili a discutere di un piano che salvaguardi le produzioni»

Il tempo è ormai poco e lo si sta consumando avanzando a fatica. La prima giornata del confronto finale tra delegati di Electrolux e sindacati, esponenti di Regioni e Confindustria, scattato al ministero delle Imprese, in parallelo a uno sciopero per tutta la giornata negli stabilimenti, compreso quello trevigiano di Susegana, è stata un procedere vischioso, dal quale l’unica deduzione possibile pare quella di una scarsa volontà della multinazionale di giungere ad un accordo sul piano di ristrutturazione, facendo ulteriori concessioni.

Gli esuberi

Annunciato a maggio e nei mesi seguenti ritoccato, il disegno non ha ancora raggiunto, per i sindacati, la soglia minima di accettabilità, pur riducendo da allora gli esuberi (erano 1.700, ora 1.190), trasformando i possibili licenziamenti in esodi incentivati da spalmare in tre anni e convertendo il proposito iniziale di chiusura dell’impianto di Cerreto d’Esi (Ancona) in un progetto (ancora da ben definire) di reindustrializzazione. E poi, di nuovo, ieri pomeriggio nessun dettaglio è stato dato circa la distribuzione, tra i vari stabilimenti, degli esuberi tra gli impiegati (sono 532, mentre gli operai 509, oltre

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