
di Aldo Grasso
Il reality è un programma «riempi-serate» che si accorcia e allunga a seconda delle esigenze, e funziona ancora parzialmente su porzioni del suo pubblico d’elezione
Occorre rassegnarsi al fatto che «Grande Fratello Vip» è ormai un
programma per nottambuli: partenza alle dieci di sera, oltre tre ore di diretta a varcare la soglia dell’una di notte. Con che risultati?
Questa nuova edizione del reality in versione «Vip» era partita accompagnata da grandi aspettative, ma anche i dati di ottobre segnano un dato negativo rispetto alla già non brillante edizione della scorsa primavera.
Considerata la partenza notturna, e la lunga durata, «GF» è ormai a tutti gli effetti un programma di seconda serata, e come tale andrebbe giudicato: ascolti medi per il doppio appuntamento settimanale del lunedì e del venerdì (che dovrebbe essere abbandonato a novembre) di 1.784.000
spettatori, per una share del 16,4%.
L’edizione della scorsa primavera, con formula analoga e conduzione di Ilary Blasi, aveva chiuso sfiorando i due milioni di spettatori medi. Un tempo quella era l’asticella psicologica per giudicare il successo o l’insuccesso di un programma impegnativo.
Sul piano dei target non c’è una tipologia di pubblico che crolli in modo particolare: piuttosto, c’è un progressivo deterioramento dei pubblici più tipici del programma.




