
La campagna per la presidenza della Figc e il ruolo dell’uomo forte dell’Inter. Che ha mollato l’ex presidente del Coni per andare dall’amico Adriano, spaccando la Serie A.
A una settimana esatta dal termine per il deposito delle candidature, con tutti i possibili concorrenti impegnati a rimediare una tessera da affiliati Figc per evitarsi rogne successive (Malagò con il solito Aniene e Galliani presso l’Enotria), l’unica certezza è che la seconda campagna elettorale dopo i fatti di Zenica e l’addio di Gravina si sta trasformando in una guerra di trincea tra schieramenti. E che la Serie A, che aspira ad essere locomotiva del movimento e a giugno lo è stata, si è spaccata in maniera verticale perdendo in un colpo solo credibilità e forza.
Dietro a tutto e a tutti, la figura di Beppe Marotta. Del calcio italiano è certamente il dirigente più esperto e potente, uno dei pochi – forse l’unico – capace di farsi carico di indicare una strada e farsi seguire dagli altri. Ruolo che lo ha reso centrale nella scelta di Giovanni Malagò cinque mesi fa, nel compattare attorno a lui la quasi totalità dei club del massimo campionato (19 su 20, fuori solo Lotito)




