
di Jonathan Littell
Sconvolto dalla repressione delle forze dell’ordine in Francia durante i cortei e spaventato dall’idea di una svolta politica radicale, lo scrittore franco-americano de «Le Benevole», vincitore del Premio Goncourt nel 2006, chiede, su «Le Monde», spiegazioni al presidente della Repubblica
Il 24 ottobre mio figlio di 25 anni, è stato ferito a una mano da una manganellata sferrata da un agente di polizia. Stava esercitando il proprio diritto costituzionale alla libertà di espressione e di riunione, partecipando a una manifestazione autorizzata dalla Prefettura di polizia di Parigi. Fino a quel momento i cortei si erano svolti pacificamente, in un clima persino festoso. Quando la polizia li ha bloccati all’altezza della Porte de Vincennes, i manifestanti hanno rispettato le disposizioni e sono rimasti fermi per oltre un’ora, scandendo slogan e agitando cartelli in allegria. Mio figlio e i suoi amici si erano portati verso la testa del corteo e hanno quindi assistito direttamente ai fatti.
Verso le 17.45, senza che vi fosse stata alcuna provocazione né alcun episodio di violenza, la polizia ha improvvisamente sparato una serie di lacrimogeni sulla folla. Solo allora alcuni giovani, che forse aspettavano davvero soltanto un pretesto, hanno reagito attaccando



