di Fabio Savelli
A 26 anni è tra i primi ingegneri della società di New York: sviluppa agenti artificiali che sollecitano i clienti, gestiscono le risposte e riconciliano gli incassi. Una storia cominciata a 14 anni, scrivendo codice con il fratello
Una fattura non pagata può nascondere molti problemi diversi. Il cliente ha dimenticato la scadenza, manca un ordine d’acquisto, un documento deve essere caricato su un portale. Oppure c’è una contestazione da risolvere prima che il denaro arrivi. Capire quale sia l’ostacolo, trovare l’interlocutore e seguirlo fino all’incasso è un lavoro fatto di email, telefonate e verifiche. Monk, società di New York, vuole affidarne una parte agli agenti di intelligenza artificiale. A costruirli contribuisce Francesco Coacci, genovese, 26 anni, arrivato negli Stati Uniti con l’obiettivo di fondare un giorno la propria impresa.
Il design
La sua storia con il software comincia a quattordici anni, quando insieme al fratello si mette a creare videogiochi. Il punto di partenza è il design, ma Coacci si appassiona alla programmazione e impara a scrivere codice. Dai giochi passa agli incarichi da freelance, sviluppando software per clienti in diverse parti d’Italia. Nel frattempo pratica la vela agonistica: per anni alterna regate e




