di Laura Magna
Dal falso messaggio attribuito all’ad di Intesa Sanpaolo che ha portato alla sottrazione di 95 milioni da Fideuram alla frode da 24 milioni ai danni di Banca Ifis. I criminali si fingono vertici aziendali e professionisti per indurre i dirigenti ad autorizzare bonifici milionari. Marianna Vintiadis, partner di RSM Italy, spiega al Corriere come tentare di recuperare il denaro e quando può rispondere anche la banca destinataria
Novantacinque milioni di euro sottratti attraverso una falsa operazione bancaria, quasi 24 milioni trasferiti dopo comunicazioni ingannevoli a una manager e un altro raggiro da circa 2 milioni ai danni di un istituto più piccolo. Sono tre episodi distinti sui quali indaga la Procura di Milano, accomunati dall’impiego di tecniche di manipolazione digitale e dalla capacità dei truffatori di sfruttare la fiducia riposta nelle comunicazioni aziendali.
Il caso più rilevante è quello di Paolo Molesini, allora presidente di Fideuram – Intesa Sanpaolo Private Banking. Il 23 febbraio ha ricevuto su WhatsApp un messaggio da un numero sconosciuto, ma apparentemente riconducibile a Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo. Il falso interlocutore gli ha prospettato un’acquisizione riservata di una banca internazionale, da realizzare attraverso Fideuram per evitare fughe




