
In particolare, i ricavi netti trimestrali sono risultati in crescita dell’1% a 37,6 miliardi di euro grazie all’aumento dei volumi nell’Europa allargata e, in Sud America, alla stabilità dei volumi e **all’**andamento favorevole dei cambi. Le due regioni hanno così compensato il declino del Nord America, del Medio Oriente e Africa e dell’Asia-Pacifico.
La crescita del fatturato, unita alle misure di efficientamento messe in atto da ormai diversi mesi, ha quindi sostenuto il miglioramento della redditività. L’utile operativo rettificato, ossia al netto delle voci straordinarie, è salito da 90 a 256 milioni di euro, per un margine passato dallo 0,2% allo 0,7%, mentre la perdita netta migliora da 4,53 miliardi a 453 milioni e l’EPS (earnings per share, utile per azione) da -0,04 a -0,01.
Se, però, si guarda al consuntivo di gennaio-settembre, il conto economico mostra un utile di 217 milioni, a fronte del rosso di 6,78 miliardi del pari periodo dell’anno scorso, che – come detto – era stato penalizzato da significative voci straordinarie. Inoltre, a fronte di ricavi in salita del 7% a 119,2 miliardi, l’utile operativo aumenta da 630 milioni a 1,99 miliardi, con un margine dell’1,7% (0,6% nel 2025).




