
di Davide Frattini
Nel giorno del voto, la rivelazione sullo scontro tra il premier e il capo dell’esercito (che ha «convinto» gli Usa)
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME – Atterrati all’aeroporto di Tel Aviv proclamano di essere «la sorpresa che i sondaggi non hanno contato». Dei quasi 800 mila aventi diritto al voto che vivono all’estero, almeno 70 mila avrebbero comprato un biglietto per tornare entro oggi.
Molti perché vogliono vedere un cambiamento nel Paese, tanti perché le mosse fanatiche della coalizione di estrema destra hanno cambiato il modo in cui vengono trattati nei Paesi dove si sono trasferiti. Il quotidiano Yedioth Ahronoth li chiama «i biglietti più cari per il seggio» — i viaggi sono costati migliaia di euro — e gli analisti si interrogano su quanto possano influire sui risultati: se tutti scegliessero lo stesso partito (improbabile) varrebbero un paio di seggi, potrebbero decidere la sorte delle piccole formazioni (a rischio di non superare la soglia di sbarramento) o l’equilibrio tra i blocchi.
Resta un movimento che Benjamin Netanyahu e il suo Likud hanno cercato di contrastare: sono consapevoli che la maggior parte di chi sta in Europa o in Thailandia si oppone al primo ministro, anche se




