
di Davide Frattini
Tre anni dopo il 7 ottobre sono rientrati solo un’ottantina di abitanti. Tra cantieri e rifugi blindati, la comunità si prepara al voto del 27 ottobre
DAL NOSTRO INVIATO
BE’ERI – Hanno dovuto ingrandire il cimitero. Con la guerra ancora in corso e il kibbutz spopolato non era stato possibile seppellire le vittime dei massacri, così i famigliari avevano usato le fosse provvisorie nei camposanti dei villaggi e delle cittadine qua attorno. Adesso i 101 membri uccisi all’alba del giorno più buio sono tornati tra gli alberi di tamerice dove avevano vissuto.
Come sono tornati 70-80 abitanti, mentre un migliaio resta nella comunità che è stata ricreata a un’ora di auto verso il deserto del Negev. Be’eri è più vecchio dello Stato di Israele: fondato nel 1946, ha sempre votato con maggioranze da plebiscito per il partito che lo Stato ha costruito. Questa volta la scheda di HaAvoda (i laburisti) non ci sarà, l’ex generale Yair Golan ha deciso di fondere la formazione con Meretz ed evitare che i voti del gruppo più piccolo vadano perduti, è successo alle elezioni del novembre 2022 e aveva in parte contribuito al ritorno al potere di Bejamin Netanyahu




