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Un’Ilva verde, con forni elettrici e acciaio preridotto? A Castel Romano esiste già, ecco come funziona

di Rita Querzè

Nel Lazio lo stabilimento-prototipo di Rina per la produzione pulita dell’acciaio. Un modello replicabile a Taranto. Investimenti permettendo

La siderurgia pulita e sostenibile non è un miraggio. Si può fare. A dimostrarlo, se ci fosse qualche dubbio, c’è il progetto Hydra, impianto in pratica terminato e ora in fase di collaudo nel Lazio, a Castel Romano. Si tratta di una sorta di “prototipo” di un ciclo pulito di produzione dell’acciaio. La realizzazione è in capo al Centro sviluppo materiali di Rina, società di certificazione e ingegneria italiana con oltre 5 mila dipendenti. Hydra può contare su 88 milioni di finanziamenti pubblici autorizzati dall’Europa in deroga alla normativa sugli aiuti di Stato. L’investimento complessivo vale 110 milioni. In scala ridotta riproduce quella che potrebbe essere un’Ilva decarbonizzata. A Hydra è stato dedicato un team di 120 ingegneri supportato da un piano di assunzioni per la durata del progetto. L’iniziativa fa parte degli IPCEI (Importanti progetti di comune interesse europeo).

Forno elettrico e torre di preriduzione

A Castel Romano è già stato costruito un forno elettrico. E poi una torre di preriduzione per generare il preridotto (Dri, direct reduced iron) che serve ad alimentare il forno

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