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Lo «sceriffo» De Luca e quella crepa a sinistra: così la questione sicurezza può pesare anche sul voto

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di Tommaso Labate

Le «manganellate» del sindaco e gli effetti sulle primarie

Esercito sì, esercito no. Manganellate decisamente sì, manganellate giammai. E adesso, sulla reazione alle frange violente dei giovani manifestanti, dentro il centrosinistra s’è riaperta una crepa sulla sicurezza che parte da Milano e si allunga fino a Salerno, che coinvolge tutti i partiti del Campo largo, che alimenta sospetti che arrivano nientemeno che ai nastri di partenza delle primarie, dove da quarantott’ore mezzo Pd adesso teme di ritrovarsi Vincenzo De Luca tra gli iscritti alla competizione, magari benedetto da Matteo Renzi.

L’innesco della miccia è stato sotto il Duomo dopo le devastazioni della settimana scorsa e riguardava l’ipotesi — che l’ultimo decreto Sicurezza avrebbe persino reso più corposa, se non ci fosse stato l’altolà del Quirinale — di schierare l’esercito. Beppe Sala e Pierfrancesco Majorino si dividono, presidiando le parti contrapposte della stessa barricata: favorevole il sindaco uscente davanti ai taccuini del Corriere della Sera («Non sono contrario alla presenza di un contingente di militari a Milano», ha detto a Marco Castelnuovo); contrario uno dei suoi possibili successori, che a Repubblica ha derubricato lo scenario come «un’operazione che non convince per niente».

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