
di Paola De Carolis
Continuano i successi per la star britannica, osannata per l’album «This Music May Contain Hope»
LONDRA – «Tuo marito arriva», assicura Agatha Dawson Amoah, e giù gli applausi, le grida, mille coriandoli. Raye approda alla Royal Albert Hall di Londra e sul palco, oltre a un’orchestra sinfonica, ha voluto i nonni e le sorelle per un affare di famiglia che ha stregato i 5.000 presenti e festeggiato il grande successo del nuovo album, « This Music May Contain Hope».
È un disco che conferma la cantautrice tra i talenti più apprezzati e interessanti del Regno Unito e che alla musicista, 28 anni, è valso questa settimana anche il prestigioso Mercury Prize.
Se ha superato Paul McCartney – che non ha mai vinto questo premio, creato per segnalare il disco più artisticamente valido dell’anno (e non necessariamente il più commerciale) – così come Olivia Dean, altra grande protagonista della scena musicale britannica, non è forse una sorpresa: Raye è un’artista che con un mix tra soul, jazz, pop e un po’ di glamour hollywoodiano si muove fuori dai canoni convenzionali.
Ha costruito un suo pubblico internazionale proprio sul coraggio di rimanere fedele a




