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L’ex premier greco Papandreou: «Europa incerta, in balia dei suoi nemici. Ma deve guardare alle proprie colpe»

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di Francesco Battistini

L’ex premier (che interverrà domani al Festival internazionale dell’Economia di Torino): «La rabbia nelle strade? Vedo più sfiducia che nel 2011»

Benvenuto in Italia. Blocchi stradali, proteste, città devastate dai disordini. Non le sembra d’essere tornato nella sua Grecia di quindici anni fa?
«Nel 2011, c’era la rabbia. Ma più che contro il mio governo, era contro le misure d’austerità imposte dall’Europa. Era la sensazione di pagare per qualcosa su cui non potevamo decidere. All’inizio, la gente accettò le riforme. Ma quando Bruxelles cominciò a chiedere di più, la sofferenza aumentò assieme alle proteste. Ci umiliavano — questo Sud Europa così pigro… — e i greci si sentivano colpiti nella dignità. Oggi, lo scenario è differente».

In che senso?
«
Vedo più incertezza, più stress. Quest’anno, da noi c’è stata la protesta più grande nella storia del Paese, dopo il disastro ferroviario del 2023 che ha ucciso 57 persone e ha mostrato malagestione, corruzione, cattivo governo. Qualcosa del genere sta succedendo anche in Serbia, dove i contestatori domenica potrebbero anche andare al potere. Le domande sulla situazione economica, su chi decide al nostro posto, sul lavoro e sulle vite che cambiano, sono le stesse del 2011. Ma

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