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Cos’è la «geoeconomia», il nuovo «grande gioco» tra Usa e Cina: i rischi della dipendenza e le decisioni che deve prendere l’Europa

di Giuliana Ferraino

«La Guerra Fredda era molto diversa», osserva Matteo Maggiori, prof a Stanford. «Stati Uniti e Unione Sovietica avevano rapporti economici ridottissimi. Washington e Pechino sono invece profondamente interdipendenti»

Se la Cina smettesse di venderci automobili, potremmo tenere quelle che abbiamo e cercare altri fornitori. Se perdessimo l’accesso ai sistemi di pagamento, il problema investirebbe subito l’intera economia. Per Matteo Maggiori la differenza è decisiva: «Una delle parti che a me sta molto a cuore è evitare che l’utilizzo della dipendenza strategica diventi protezionismo puro vecchio stile».

È una distinzione che attraversa le scelte europee e aiuta a capire «il nuovo grande gioco della geoeconomia»: la competizione tra Stati Uniti e Cina, che usano commercio, tecnologie e finanza per ottenere concessioni dagli altri Paesi.

Maggiori, professore di Finanza alla Stanford Graduate School of Business e  cofondatore del Global Capital Allocation Project, premiato con il Fischer Black Prize nel 2021, il riconoscimento assegnato ai migliori economisti finanziari under 40, ne parlerà venerdì 23 ottobre al Collegio Carlo Alberto di Torino, nella Pareto Lecture del Festival Internazionale dell’Economia. In questa intervista ne anticipa il contenuto.

«La Guerra Fredda era molto diversa», osserva. «Stati Uniti

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