
Questo primo capitolo ci porta al Tortellante di Modena, il laboratorio terapeutico-abilitativo dove giovani e adulti con disabilità sviluppano competenze professionali e relazionali attraverso la produzione artigianale del tortellino modenese. Accanto a loro, oltre ai formatori, ci sono le rezdòre, le abili custodi di questa tradizione gastronomica emiliana. “Ho messo davvero le mani in pasta realizzando dei tortellini”, racconta ridendo l’attore romano, “ed è lì che è accaduta la magia. Prima di entrare in luoghi come questo si è convinti che saremo noi a insegnare e invece no, quando sei lì cambia tutto. Il concetto di normalità sfuma. Tra quei ragazzi e quelle nonnine ero io quello fuori dalla norma e loro i miei maestri. Mi hanno dato consigli, mi hanno corretto, mi hanno insegnato i gesti puntuali e precisi che si celano dietro a quella che è una vera e proprio arte”.




