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America fragile: tutte le spine di Trump fra tassi, diesel e debito pubblico

di Massimo Gaggi

L’inflazione è volata al 3,7%, il costo del carburante è salito del 70%. Il consenso degli Stati rurali non è più scontato mentre l’Ai minaccia il lavoro. Le partite aperte in vista delle elezioni di mid term

«Il prezzo della benzina è sceso sotto i 2,30 dollari al gallone e da qualche parte ci sono pompe dove la puoi comprare addirittura a 1,99. La farò scendere ancora. E l’inflazione a fine 2025 è calata all’1,7% mentre l’economia cresce e la Borsa è in gran salute: ho portato l’America in una nuova età dell’oro». A fine febbraio, poco più di sette mesi fa, Donald Trump, nel discorso sullo Stato dell’Unione, offriva ai suoi cittadini un quadro molto positivo dell’economia americana: stime un po’ gonfiate, promesse azzardate, ma anche dati reali. In realtà già allora non tutto filava così liscio: i prezzi erano scesi, ma non fino al punto di assorbire la gobba dell’inflazione che aveva fatto fallire la presidenza Biden, mentre i dazi di Trump cominciavano a pesare. Soprattutto sull’agricoltura che aveva perso l’importante mercato cinese con Pechino che aveva bloccato, per rappresaglia, i massicci acquisti di soia e cereali Usa. Insomma, un quadro complessivamente

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