
di Fulvio Bufi
I casi di minacce e gomme tagliate. Le verifiche su autotrasportatori con precedenti penali
I supermercati hanno i banchi vuoti. Non c’è una foglia di verdura, frutta: qualche pompelmo. Latte e uova manco a parlarne. Pasta: solo penne lisce, come ai tempi del Covid. Pelati e passate di pomodoro: niente. È finita pure la carta igienica.
Oggi Napoli è una città che nemmeno in tempo di guerra. E se non ci si muove di buon mattino non si trova nemmeno il pane. La protesta degli autotrasportatori, che da venerdì scorso sta provocando il blocco delle consegne, ormai fa sentire pesantemente i suoi effetti. E non è una questione che riguarda solo i generi alimentari. Rifornirsi di benzina o gasolio è ormai un’impresa spesso impossibile. La gran parte dei distributori è a secco. Quei pochi che ancora possono pescare nei serbatoi hanno file chilometriche da affrontare con pazienza e con la consapevolezza che si può anche arrivare alla pompa quando non esce più niente.
Ormai da giorni i trasportatori stanno organizzando presidi in punti cruciali per il traffico delle merci: nel porto, alla barriera di Caserta nord della A1, allo svincolo di Nocera




