
di Marco Madonia
Samanta, 21 anni, è una delle quattro che ha convocato la manifestazione poi degenerata negli scontri: «Il problema è che noi giovani non riusciamo a prenderci una casa in una città come Bologna. Siamo al buio e abbiamo paura di non avere un futuro»
Samanta ha 21 anni, è bolognese e lavorava nella ristorazione. «Guadagnavo 8 euro all’ora. Ho fatto un po’ di tutto, anche distribuire i volantini. Ho iniziato raccogliendo le ciliegie, prendevo 6 euro all’ora in nero. La verità è che mi sono stancata. Non è possibile essere così sottopagate, mentre tutti i prezzi crescono e continueranno a farlo. Il problema è che noi giovani non riusciamo a prenderci una casa in una città come Bologna. Siamo al buio e abbiamo paura di non avere un futuro».
Samanta è una dei 4, c’è anche una minore, che aveva chiesto alla Questura l’autorizzazione per la manifestazione di «Italia in piazza» che sabato è degenerata nella guerriglia davanti alla stazione. «Nessun di noi ha una storia di attivismo, non abbiamo dietro partiti o sindacati. Ho solo pensato fosse giusto andare in piazza contro il carovita, contro il caro benzina e gli affitti. Non una




