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Rivolte e vandalismi. Ecco quanto ci costano veramente

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Dai casi internazionali a Milano, l’aumento delle sommosse (+3.000% nel mondo) costringe le compagnie a riscrivere regole e contratti assicurativi. il report esclusivo di Swiss Re che allarma le città

Città sempre più grandi. Movimenti populisti e ostilità verso le istituzioni. Inflazione, rincari di alimentari ed energia. Servizi pubblici insufficienti. E se questo è il combustibile che alimenta le proteste e le rivolte, la miccia sono i social network, che possono accelerarne l’incendio. È questo il quadro descritto da Swiss Re in un’analisi dedicata a scioperi, rivolte e disordini civili: fenomeni che il settore raccoglie sotto la sigla SRCC, dall’inglese Strikes, Riots and Civil Commotion. Il punto non è soltanto che una sommossa possa provocare distruzioni. È che gli eventi si moltiplicano, si propagano più rapidamente e colpiscono aree dove si concentra una quota crescente della ricchezza. Come è accaduta a Milano  nello scorso  fine-settimana.

Per molto tempo, ricorda il gruppo svizzero, nessun singolo episodio aveva superato il miliardo di dollari di perdite e il riferimento storico erano rimasti i disordini di Los Angeles del 1992. Poi è arrivata una successione di eventi di grande impatto: le rivolte in Cile, i disordini avvenuti durante l’ondata di proteste del movimento

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