Prima che Trump rompesse il fronte con le sue concessioni a Putin, l’Occidente si stava avviando verso i cinque anni di sanzioni energetiche alla Russia. Ma quanto erano a tenuta stagna, cosa è successo davvero su quel fronte, con quali risultati? Le misure occidentali hanno colpito le entrate petrolifere di Mosca, ma non hanno impedito a Putin di finanziare la guerra. La flotta fantasma, il ruolo di Cina e India, gli errori dell’Europa e infine il regalo inatteso della guerra in Iran: ecco un bilancio che contiene lezioni per il futuro.
Dovevano togliere a Putin i soldi per finanziare la guerra in Ucraina. Quasi cinque anni dopo, le sanzioni occidentali contro il petrolio russo hanno ottenuto risultati inferiori alle aspettative. Mosca continua a incassare oltre 200 miliardi di dollari all’anno dalle esportazioni di petrolio e gas, poco meno che nel 2021, prima dell’invasione. Nel 2025 ha speso per la guerra 190 miliardi di dollari, pari al 7,5% del prodotto interno lordo. La quantità di petrolio esportato è rimasta pressoché stabile. E nel 2026 la guerra in Iran ha offerto a Putin un regalo insperato, facendo salire le quotazioni del greggio.
È un fallimento? Non del tutto. Le sanzioni




