
di Aldo Grasso
Nel suo programma sul Nove il comico sembra ospite di sé stesso: arriva, timbra il cartellino, consegna le imitazioni e saluta
Imitando Pierluigi Bersani: «La finocchiona me la fa un maiale omosessuale. O al massimo mi fa un culatello». Imitando a lume di candela Ursula von der Leyen, per sottolineare che brancola nel buio, si mette a usare i dialetti, milanese e genovese in particolare.
Le battute ci sono, le maschere pure. Quello che sembra essersi perso per strada è il comico, Maurizio Crozza. Non da ora, ma adesso sembra un menestrello che lavora con lo spirito di un impiegato dell’Ufficio Facce.
La partecipazione di Crozza al Nove ha tutta l’aria di uno che ha fatto il colpo della vita ma non ha nessuna voglia di integrarsi, di fare squadra. Fatto il compitino, soddisfatti gli spettatori che lo seguono a teatro, chiude bottega e pensa ai fatti suoi.
Che poi, questi fatti suoi, sono un misto di grillismo prima maniera (il suo attacco all’IA ricorda il Grillo che spaccava i computer), di travaglismo feroce (mai una condanna dell’aggressione di Putin all’Ucraina), di repertorio da teatro di rivista (Vittorio Feltri, Vincenzo De Luca,




