
di Simone Canettieri
Personaggio totale, simpatico quanto ruvido all’occorrenza, amato e osteggiato
«Non mi offendo, lo scriva». Lei è il mastino napoletano di Antonio Tajani. Larga risata teatrale. «E va bene: è così. La mia Campania d’altronde è l’unica regione di Forza Italia puramente tajanea, senza sovrastrutture tipo la Calabria di Occhiuto. E poi, la vuole sapere una chicca? Antonio, da parte di padre, è originario di Vietri sul Mare, Salerno, è un campano doc».
Fulvio Martusciello è così. Personaggio totale, simpatico quanto ruvido all’occorrenza, amato e osteggiato: sette volte candidato e sempre eletto, in due occasioni è risultato il più votato d’Italia, alle ultime Europee ha preso 100 mila preferenze facendo scrivere sulla scheda elettorale — come Giorgia Meloni — Fulvio Martusciello detto Fulvio. Ha funzionato, e assai.
Venerdì l’attuale capodelegazione di FI a Strasburgo ha scritto nella chat del partito campano, di cui è coordinatore regionale con più di un oppositore interno e il piglio del condottiero, che non sarebbe andato all’evento di Confindustria giovani a Capri: «Il programma è davvero molto fiacco». Era il giorno degli interventi del ministro Paolo Zangrillo e del governatore della Calabria Roberto Occhiuto, non proprio due «tajanei», come direbbe




