di Alessandro Sala
La provocazione intellettuale e scientifica del Muse di Trento: «Mettersi dal loro punto di vista per capire come aiutare il pianeta. Con l’empatia capiremmo che abbiamo esigenze e obiettivi comuni»
«Ha chiesto di parlare l’onorevole Okapi, ne ha facoltà. A seguire gli interventi dell’on. Tartaruga della Coalizione del Mare e degli onorevoli Ghiandaia e Allocco in rappresentanza del gruppo parlamentare del Bosco». Come funzionerebbe un Parlamento del mondo se a farne parte fossero, e con diritto di parola, le specie animali e vegetali? E che soluzioni proporrebbero per la convivenza comune e la salvaguardia di un pianeta che appare sempre più in sofferenza?
Il Museo delle Scienze di Trento ha provato ad immaginarlo con una speciale versione di quello che potrebbe essere il Palazzo di Vetro dell’Onu in cui tuttavia i delegati sono gli esponenti delle diverse componenti della biodiversità. Che nella vita reale non hanno molta voce in capitolo, ma che in uno scenario immaginario ma guidato dalla scienza la loro possono dirla eccome.
Questo «Parlamento della Biodiversità» ora esiste e si trova nello spazio Agorà del Muse. Un luogo, quello della location, che già dal nome evoca comunità. Si tratta di




