È complicato risolvere un’equazione di sole incognite, per questo la premier ha deciso di prendersi del tempo. Sono troppe al momento le variabili da calcolare: dalle crisi internazionali alla condizione economica, dalle dinamiche politiche alla situazione sociale. Ognuno di questi fattori potrebbe influenzare le scelte elettorali e «non è possibile fare oggi valutazioni» sui singoli temi che diano a Meloni certezze per stabilire il fixing del voto.
Ma per quanto sia ancora presto, le dimensioni piccole della Finanziaria sono un indizio che porta una serie di dirigenti di FdI a indicare l’ultima settimana di maggio come il momento in cui Meloni porterà il Paese alle urne. Certo, se il governo avesse centrato l’obiettivo di rientrare nei parametri europei, la presidente del Consiglio avrebbe potuto varare una manovra espansiva. E la legislatura si sarebbe prolungata fino al suo naturale compimento per consentire al centrodestra di veder dispiegati gli effetti dei provvedimenti economici, in modo da intercettare il consenso dei cittadini.
Così non sarà e neppure i margini di flessibilità che Meloni confida di ottenere dall’Europa basteranno per redigere una Finanziaria generosa. E senza soldi «non avrebbe molto senso arrivare fino a settembre», spiega chi ha a che fare con




