
Harrison ha quindi elencato le richieste e le proposte di Toyota. La Casa sostiene “l’ambizione di fondo dell’Industrial Accelerator Act dell’UE di costruire una base industriale più solida, competitiva e resiliente in Europa”, ma ritiene necessario apportare dei cambiamenti alle attuali normative o proposte di regolamento.
In primo luogo, bisogna passare dal concetto di “Made in Europe” a quello di “Made with Europe” per “riconoscere il ruolo degli investitori di lunga data e dei partner produttivi affidabili, inclusi Regno Unito, Turchia e Giappone”. Lo stesso principio dovrebbe guidare le norme sull’origine dei prodotti o sul contenuto locale per concedere ai produttori tempo sufficiente per collaborare con i partner chiave della filiera: “In concreto, riteniamo che una tale transizione richiederà circa tre anni; pertanto, la soglia del 70% non dovrebbe essere applicata prima del 2030”. E una posizione analoga riguarda il cosiddetto “fleet booster”: “Una soglia dell’85% sull’intera gamma è eccessiva. Chiediamo quindi di fissarne una più realistica, pari al 70%”.
E poi sugli incentivi all’acquisto si chiede un approccio equo e imparziale per consentire l’accesso anche ai “veicoli elettrici realizzati da partner di fiducia”, mentre sul “Pacchetto Automotive” Toyota ribadisce di essere favorevole a norme sulle emissioni “tecnologicamente neutrali, realistiche




