di Fabio Savelli
Michele Catasta, presidente di Replit, vuole rendere il software accessibile a tutti: basta descrivere un’idea perché l’AI costruisca un’app. Così anche chi non sa programmare può creare servizi e provare a diventare imprenditore
Un’idea, un computer collegato a Internet e la capacità di spiegare che cosa si vuole costruire. La distanza fra immaginare un servizio e realizzarlo potrebbe accorciarsi fino a cambiare le regole dell’imprenditoria. Un professionista che vuole organizzare le richieste dei clienti, un commerciante che deve gestire le prenotazioni, una persona che intravede un bisogno ancora senza risposta: il primo passo può diventare una conversazione con l’intelligenza artificiale. Si descrive il problema, si indicano le funzioni desiderate e si chiede alla macchina di costruire l’applicazione.
La prospettiva
È la prospettiva sulla quale lavora Michele Catasta, italiano delle Marche, presidente di Replit e tra i protagonisti dello sviluppo dell’AI applicata al software. Una società che nella Silicon Valley vale già 9 miliardi, ha raccolto 900 milioni di dollari dagli investimenti e per il 2027 si prepara ad un nuovo fund raising. L’obiettivo dell’azienda è rendere la creazione di programmi accessibile anche a chi non ha una formazione informatica: trasformare un’idea in un prodotto attraverso




