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La guerra dei droni tra Russia e Ucraina arriva nelle acque della Nato: «Colpiti nel Mar Nero decine di mercantili del grano»

di Marta Serafini

Navi affondate, marinai siriani ed egiziani dispersi, un carico di cibo che non arriva più: la battaglia tra Mosca e Kiev si allarga a Romania e Bulgaria

DALLA NOSTRA INVIATA 
KIEV – A bordo di quelle navi affondate nel Mar Nero non ci sono militari ma marinai siriani, egiziani, azeri, indiani, bengalesi, ingaggiati con contratti a tempo su mercantili battenti bandiere di comodo: Togo, Palau, Guinea-Bissau, Saint Kitts e Nevis, Comore, San Marino. Sulla Alfa Watan, centrata da droni il 6 ottobre nelle acque bulgare davanti a Byala, sono morti dieci uomini: nove erano siriani. Sulla HS Dignity, colpita la notte del 13 ottobre a 17 miglia da Krapets, undici sono dispersi; sulla Wine Trader, sotto bandiera di San Marino, altri otto al largo di Sulina; il Royad Mammadov è affondato il 5 ottobre nelle acque rumene di Sfântu Gheorghe con due vittime. Sulla Chelsea 3, nave di proprietà ucraina registrata a Odessa e battente bandiera maltese, i quindici uomini dell’equipaggio — sette ucraini e otto azeri — si sono salvati. Le stesse nazionalità degli equipaggi sono quelle dei Paesi che dipendono più strettamente dal grano che quelle navi trasportavano.

Dopo quattro anni di conflitto,

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