di Rita Querzè
Il Centro studi prevede un rallentamento allo 0,6% nel 2027: con il petrolio a 126 dollari al barile il Pil potrebbe fermarsi. Nel mirino anche l’Ets e la riforma dell’artigianato: «Così si frena la produttività»
Prima la buona notizia. Confindustria rivede al rialzo le stime sulla crescita: da più 0,5% a più 1% nel 2026, in linea con quelle del governo. La cattiva notizia è che il 2026 era partito bene ma finirà così così. Stesso discorso per il 2027: l’anno prossimo la crescita è prevista fermarsi allo 0,6% (0,8 per il governo). Da qui in avanti incideranno in particolare tre fattori. Il primo, l’aumento dei tassi di interesse. Il secondo: il Pnrr smetterà di fare da traino (per Confindustria lo 0,5% della crescita, quindi la metà, quest’anno sarà dovuta proprio al piano di ripresa e resilienza, ma nel 2027 saranno messe a terra solo spese residuali, 27 miliardi contro i 42 del 2026). Il terzo: l’impatto delle guerre si scaricherà con più forza sui costi dell’energia.
Hormuz chiuso sostenibile solo fino a maggio
L’ipotesi alla base dello scenario di previsione per l’economia italiana è che dopo le elezioni di midterm negli Stati Uniti




