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Conte, assalto al Pd tra Kiev e alleanze. Ma con Schlein è gelo: le mosse per evitarsi

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di Emanuele Buzzi e Maria Teresa Meli

I sospetti dem: vuole darci le colpe delle divisioni. I due leader, stessa agenda ma mai insieme

Dritto per la strada che si è prefissato, Giuseppe Conte rifiuta l’etichetta del guastatore, ma anche ieri è andato all’assalto del Pd. «In queste ore stiamo lavorando anche per la risoluzione sul Consiglio europeo, confido che questo tentativo anche sul passaggio del conflitto in Ucraina possa compattare tutte le opposizioni», ha fatto sapere il leader del Movimento 5 Stelle. Peccato che i suoi alleati non sappiano nulla di questo tentativo (smentito dal Pd) e che ogni partito di opposizione abbia già pronta la sua mozione.

«Quello vuole far credere che sta lavorando per un testo unitario per poi darci la colpa della rottura e schiacciarci sui guerrafondai», lamenta un senatore dem. Più diplomatico — ma fermo — il responsabile Esteri Peppe Provenzano: «Il nodo dell’Ucraina non si risolve dalla sera alla mattina con un passaggio parlamentare, ma a un tavolo politico con i leader». Anche Francesco Boccia replica all’ex premier: «Unità non significa uniformità. E infatti il programma comune sarà una sintesi politica delle diverse sensibilità senza pretendere di cancellarne l’identità. Il rispetto

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