
di Marco Demarco
Il tempo che passa senza che una candidatura ufficiale venga fuori, il «no, grazie» di Fulvio Martusciello alla corsa per Palazzo San Giacomo e le voci, chissà quanto pilotate, di un avvicinamento di Edmondo Cirielli a Roberto Vannacci sono i segnali di un copione già visto. Il centrodestra è in difficoltà anche altrove. A Milano, per esempio, la sfida per il dopo Sala sembra riguardare soprattutto il campo avversario. A Napoli, però, lo scenario appare particolarmente compromesso, per una ragione che in fondo non è poi così difficile cogliere. Il senso di responsabilità non basta se non è accompagnato da un’idea alternativa di città. Per cui, come può vincere le elezioni un centrodestra che da un lato si sovrappone fino quasi a confondersi con l’attuale amministrazione cittadina e dall’altro lascia che sia la sinistra antagonista a immaginare un’altra Napoli? Non si spiega altrimenti il fatto che l’azione del governo nazionale – così attenta alla città: dal ripiano del debito alle risorse del Pnrr, da Bagnoli alla Coppa America – non abbia ancora prodotto un apprezzabile vantaggio politico. In termini di visibilità e di consenso, certo, ma soprattutto di peso specifico nella costruzione di un’idea




