di Pietro Bruni
Sono pochi quelli davvero letali, ma la loro puntura può essere estremamente dolorosa. Ecco perché è meglio evitare di averli in giro per casa. Gli ultravioletti per scoprirli e tutti gli errori che non vanno commessi
Aprite una porta, prendete in mano una scarpa, spostate un vaso. Ed eccolo lì, lo scorpione, che sembra guardarvi negli occhi: «Mi hai beccato. E adesso come la mettiamo?». Lui misura tre centimetri, ma siete voi a fare un passo indietro. Del resto, fra le chele davanti e il pungiglione dietro, ha un’aria incredibilmente minacciosa.
Sulla reputazione dello scorpione pesa anche quella storiella della rana, alla quale chiede un passaggio per attraversare il fiume. Lei teme di essere punta, lui la rassicura: «Se lo facessi, annegheremmo entrambi». Un ragionamento impeccabile, finché a metà traversata non la punge davvero. Prima di affogare tutti e due, la rana gli chiede, gemendo: «Perché lo hai fatto?». E lo scorpione le risponde, un po’ contrito: «Non potevo farne a meno. È nella mia natura».
Difficile immaginare una pubblicità peggiore: non soltanto velenoso, ma disposto ad annegare pur di fare del male a chi gli sta dando una mano. Una favola che racconta bene la




