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Dal caso Milano alla Manovra, le frizioni dentro il centrodestra

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di Enrico Marro e Giampiero Rossi

«Sarò intransigente: la linea politica di Forza Italia non cambia». Il vicepremier e segretario Antonio Tajani ribadisce il posizionamento del partito nel perimetro del centrodestra. «Nessun voto di FI andrà a pseudo riformisti di sinistra, noi siamo alternativi alla sinistra», spiega forse rivolto a chi, tra i suoi, ipotizza accordi con i centristi esterni al centrodestra. «Il mio compito è quello di ribadire una linea politica che il segretario ha il dovere di promuovere e difendere. Se qualcuno non si riconosce nella linea politica — scandisce — ci sono i congressi».

Tajani, però, insiste sulla scelta che sta lacerando il centrodestra: quella sul nome del sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago come candidato sindaco a Milano, «perché incarna lo spirito di milanesità di cui ha bisogno la città». Ma su questo arriva immediata la reazione della Lega, che insiste sulla candidatura della propria vicesegretaria Silvia Sardone: «Se Forza Italia non volesse dividere, allora perché sbattere Perego su tutti i quotidiani e tg senza alcun dialogo preliminare con la coalizione — osserva Samuele Piscina, segretario provinciale della Lega —, dichiarando a più riprese la volontà di andare disuniti, prima con Cottarelli

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