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La «diplomazia del panda» è tornata protagonista delle cronache internazionali. Se ne è molto parlato nei giorni scorsi quando il faccia a faccia tra il presidente cinese Xi Jinping e quello americano Donald Trump è stato accompagnato dalla decisione di Pechino di fare arrivare negli Stati Uniti due esemplari dell’iconico orso, come segnale di distensione.
Non è la prima volta che la Cina si prodiga in questo tipo di «dono» ad una controparte straniera, come segno di buona disposizione. Lo ha fatto diverse volte in passato e con diverse nazioni. Il gesto è stato salutato come positivo perché, appunto, viene letto come manifestazione di apertura nella complessità dei linguaggi e dei codici della diplomazia internazionale.
Va da sé che per i due animali in questione di positivo non c’è molto. Come ha raccontato Silvia Morosi, Ping Ping e Fu Shuang – e già il fatto che abbiano dei nomi dovrebbe suggerire che sono degli individui e non possono essere considerati degli oggetti, tanto meno moneta di scambio –




