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Paolo Jannacci: «Mi sono reso conto che mi autocensuro. Papà Enzo o Dario Fo mi prenderebbero a ceffoni»

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di Barbara Visentin

Il cantautore torna con l’album «Scimmie ovunque», in uscita il 16 ottobre. «Due brani li avevo mandati per Sanremo, ma non ho avuto cenni»

Paolo Jannacci fotografa il presente con sguardo ironico, ma lucido in «Scimmie ovunque», il suo nuovo album in uscita il 16 ottobre: «Ci sono tanti temi sociali, personali e umani che si sono avvitati in tutti questi anni di scrittura – racconta il cantautore -. Le scimmie sono le mie paure, l’antropomorfizzazione del negativo che cerco di esorcizzare in questo modo. L’essere umano sta dimenticando la bellezza del proprio pensiero e dell’essere critico, usare l’intelligenza solo per creare cattiveria e malvagità mi disgusta».

Jannacci crede fermamente nel ruolo «sociale» dell’artista: «Racconto le cose con ironia e mi metto nell’insieme di quelli che sbagliano, non penso di essere un santo, ma mi hanno insegnato che il giullare deve suggerire, aiutare il principe a cambiare quel che non funziona. E il principe illuminato, magari, questa critica la tiene in considerazione».

Il Principe De Gregori non sente il bisogno di proclami dal palco da parte degli artisti: «Essendo un pilastro della canzone italiana, ha tutto il diritto a una sua opinione

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