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Sanzioni Usa alla Corte dell’Aia. L’Europa reagisce: «Deplorevole»

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di Mara Gergolet

L’Italia e altri 7 Paesi: «Sostegno incrollabile». L’ipotesi Ue di usare uno scudo istituzionale

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE 
BERLINO – La decisione era nell’aria, attesa da un giorno all’altro. E chissà se i signori del Nobel, assegnando il premio a Navi Pillay — che oltre a essere stata l’avvocata di Nelson Mandela era anche giudice all’Aia dal 2003 al 2008 — non avessero in mente soprattutto questo: dire che la giustizia internazionale è più forte della forza bruta che la sfiderà. 

Entro poche ore, come punti nel vivo dal riconoscimento di Oslo, gli Stati Uniti hanno attuato la loro minaccia. La Corte internazionale penale Cpi, che si occupa di quattro crimini (genocidio, crimini di guerra, crimini contro l’umanità, aggressione) è sotto sanzioni americane. «Vieteremo le transazioni con questa Corte fuorilegge, tagliandole le risorse e paralizzandone la capacità di operare», ha detto il segretario di Stato Marco Rubio. O per essere più esplicito: «O la Corte penale internazionale metterà fine alle sue minacce, oppure noi metteremo fine alla Corte». 

Gli ha risposto così la presidente Cpi, la giapponese Tomoko Akane: «La Corte continuerà ad adempiere pienamente al proprio mandato. Tuttavia, non può agire da sola.

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